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Las Pezia, Black economy

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di     William Domenichini Se dalla green economy si sta passando velocemente alla blue economy, c'è da attendersi che nel giro di pochi anni si copra tutto lo spettro luminoso, una sorta di arcobaleno nel quale gli slogan tendono ad assumere sempre di più lo spazio delle proposte e dei progetti innovativi. La Spezia sembra un caso paradigmatico per molti conflitti tra ambiente, salute, ed occupazione, un paradigma dove sostanzialmente i tre elementi citati sono messi in secondo piano rispetto ai ricavi che derivano da produzioni nocive. Un teorema che ormai si è trasformato in postulato: privatizzare i ricavi, socializzare le perdite, soprattutto quando nel termine perdite si annoverano le spese sociali per il sostegno dei danni ambientali e di salute che certi impianti potrebbero cagionare. Sorvolando il golfo dei poeti (e dintorni), non manca proprio nulla. Una centrale elettrica a carbone, un rigassificatore, un porto commerciale, il tutto legato da una mobilità ...

Quando penso a Enel, penso a mia madre

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  Massimo Baldino Caratozzolo    Quando penso a Enel, penso a mia madre che nel 1964 (la centrale era entrata in funzione da soli due anni), ritraendo il bucato dalla terrazza della nostra casa posta proprio sopra l’attuale centro Kennedy, diceva che le lenzuola erano sporche di strana fuliggine nera …e che la cosa sino a pochi mesi prima non succedeva. Era il 1963 o ’64, appunto… e da quel momento La Spezia ha scalato velocemente la più triste classifica che io conosca. Quella degli ammalati e dei decessi per malattie causate dall’inquinamento dell’aria. Tutta colpa di ENEL? Sicuramente no, visto che qui alla Spezia in quanto a inquinamento non ci siamo proprio fatti mancare nulla… Collina di Pitelli compresa. Detto questo… o meglio, ricordato, a chi pare volersene troppo spesso dimenticare… credo che parlare di ENEL non possa avere un senso, se prima di ogni considerazione attuale non si ricordi appunto il passato. Perché in quel passato più o meno remoto insist...