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Visualizzazione dei post con l'etichetta La Spezia

GIOVANE MEDICO CONDANNATO

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Riporto un post di Guido Melley per tenerlo a mente.  Ricordatevene anche voi! Il Pronto Soccorso, i medici e la giustizia  Una cara amica -medico anch’essa -mi ha fatto leggere questo testo davvero illuminante scritto a sua volta da Tiziana Sampietro   Una fotografia impietosa dei nostri servizi di Pronto Soccorso con tutto ciò che vi succede  PORTATE QUEL GIUDICE IN UN PRONTO SOCCORSO Portate quel giudice in un Pronto Soccorso. Quello che ha condannato ad un anno di reclusione uno specializzando, colpevole di aver dimesso una donna dal Pronto Soccorso con una diagnosi errata. La donna, dopo alcuni giorni, è morta di infarto. Per il giudice, il medico “ometteva di indagare i sintomi...non si atteneva alle raccomandazioni...non seguiva la buona pratica clinica in emergenza”. In emergenza?  Portate quel giudice in un Pronto Soccorso.  Conducetelo per mano. Adagio. Con animo distensivo ed invitante... come si fa con chi deve necessariamente appre...

La Spezia, west coast - 150 anni senza mare

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...ed un futuro da ricostruire. - William Domenichini - Prima domanda: La Spezia è una città di mare? Stante la possibilità di accedervi, il legame tra l'economia cittadina e questo elemento naturale, il legame tra la città e il mare è assai scarso, ai limiti dell'esistente. Inutile sottolineare come le scelte passate abbiano influito enormemente nell'assottigliare questo legame (porto, arsenale, aree militari, Snam). Assai più interessante è porsi la questione di come controvertire​ questo stato reale di cose.​ Per riappropriarsi di un'anima perduta non basta certo una stazione crocieristica​ che vomita migliaia di cavallette, ad intervalli di mezza giornata, a Lerici, Portovenere o alle Cinque Terre. Non basta nemmeno tentare di recuperare piccoli pezzi di un mosaico, nell'intento di accontentare qualche pugno di voti. Per ricostruire una socialità spezzina ed un'economia locale che abbia con il mare un rapporto sostenibile non basta certo riappro...

MARINE SPEZZINE

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- Stefano Sarti - Spesso le scelte che si fanno nella politica quotidiana (e parlo in questo caso di scelte dell’Autorità di Sistema Portuale della Spezia e dell’amministrazione comunale spezzina) rimandano a ricordi di un passato sul quale non abbiamo mai riflettuto fino in fondo.  Mi riferisco alla decisione di cancellare una Marina storica come quella del Canaletto (che è, anzi, era - a 'sto punto - , tutto quello che rimane degli anni passati quando Spezia aveva il suo mare). Oggi con un accordo tra l’Autorità di Sistema Portuale e la società Lsct, gruppo Contship, praticamente la Marina di Canaletto non esiste più. Non starò qui a ricordare le battaglie che dalla fine degli anni '90 si sono protratte fino ai giorni d’oggi, battaglie che contrapponevano, e per certi versi contrappongono ancora oggi, chi vorrebbe uno sviluppo abnorme delle attività portuali con grandi tombamenti  del mare (quasi 200.000 metri quadrati di superficie marina sottratta) e conseguent...

SUI MUSCOLI RIPIENI SPEZZINI

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Marco Brando I muscoli ripieni spezzini (vietato chiamarli cozze) tradizionali di solito si preparano da giugno a settembre, quando raggiungono le dimensioni ideali. È stato uno dei piatti che preferivo da bambino (i più buoni erano quelli della nostra vicina, la signora Maria) e ancora oggi lo adoro, sebbene sia difficile trovare quelli ben fatti. Si usano rigorosamente i muscoli locali, che vari mitilicoltori coltivano nei vivai del golfo di Spezia (fuori dalla diga foranea). Da ragazzino “saccheggiavo” i vivai, munito di maschera e pinne, perché usavo i muscoli anche come esca per pescare boghe, occhiate, sparli e salpe, più qualche muggine e qualche agone (ma questa è un’altra storia). Dunque… dopo aver selezionato i muscoli migliori, è fondamentale pulire bene i gusci, usando un coltello o la paglietta di acciaio (c’è anche chi ricorre al sale grosso). Una volta puliti perfettamente, vanno aperti da crudi con una tecnica precisa, che ricorda un po’ l’apertura delle os...

MELARA REBELDE, laboratorio collettivo di lotte contro il carbone

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Hernan Chavar - Quarto stato Massimo Lombardi Primi anni 80, Massimo entra per la prima volta alla Scuola Media "Carlo Cattaneo" di Melara, banco in prima fila a fianco della finestra, guarda fuori, ci sono il sole e quattro ciminiere che fumano.   Poco distante Mariella ritira il bucato dalla finestra... è tutto a pallini gialli, come il davanzale immerso completamente nella polvere.   Alla panchina di Via dei Pini, Pino illustra ad Alberto, il postino "rosso", gli effetti nocivi che la combustione del carbone produce sulla salute di chi abita sotto le ciminiere, ma anche di chi è lontano, "poiché i venti trasportano polveri anche nei borghi estremi del Golfo dei Poeti".   Roberto, Stefano e Marco costruiscono la vertenza ambientale e una mobilitazione senza precedenti, con migliaia di spezzini in corteo e molti di più dalla loro parte, fino a vincere il referendum.   Aldo sindacalista cerca di coniugare l'ambiente e il lavoro, "l...

Le memorie non possono aspettare

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  Stefano Sarti   Le memorie non possono aspettare, cantavano i Talking Heads in quell’incredibile album che fu Fear of Music . E di memorie dobbiamo parlare, se vogliamo discorrere di quel grandissimo tema che è la Centrale Termoelettrica di Vallegrande di proprietà di Enel Spa, diventata nel tempo, forse per un’avvenuta vena poetica dei padroni del vapore, centrale “ Eugenio Montale ”. E allora la memoria non può che andare a quanto successe in questo territorio, noto come il distretto o provincia della Spezia che dir si voglia   (ancora oggi Enel nei documenti ufficiali scrive “di” La Spezia, che facciamo, li perdoniamo?) quando si decise di impiantare la “più grande centrale termoelettrica d’Europa” (allora lo era davvero). Pompe magne, inaugurazioni, magnifiche sorti e progressive, e un dato incontrovertibile: livelli occupazionali di un certo peso, oggi fortemente ridimensionati. Era la metà degli anni ‘60, e la questione ambientale non era contemplata. Un o...

Las Pezia, Black economy

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di     William Domenichini Se dalla green economy si sta passando velocemente alla blue economy, c'è da attendersi che nel giro di pochi anni si copra tutto lo spettro luminoso, una sorta di arcobaleno nel quale gli slogan tendono ad assumere sempre di più lo spazio delle proposte e dei progetti innovativi. La Spezia sembra un caso paradigmatico per molti conflitti tra ambiente, salute, ed occupazione, un paradigma dove sostanzialmente i tre elementi citati sono messi in secondo piano rispetto ai ricavi che derivano da produzioni nocive. Un teorema che ormai si è trasformato in postulato: privatizzare i ricavi, socializzare le perdite, soprattutto quando nel termine perdite si annoverano le spese sociali per il sostegno dei danni ambientali e di salute che certi impianti potrebbero cagionare. Sorvolando il golfo dei poeti (e dintorni), non manca proprio nulla. Una centrale elettrica a carbone, un rigassificatore, un porto commerciale, il tutto legato da una mobilità ...

Quando penso a Enel, penso a mia madre

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  Massimo Baldino Caratozzolo    Quando penso a Enel, penso a mia madre che nel 1964 (la centrale era entrata in funzione da soli due anni), ritraendo il bucato dalla terrazza della nostra casa posta proprio sopra l’attuale centro Kennedy, diceva che le lenzuola erano sporche di strana fuliggine nera …e che la cosa sino a pochi mesi prima non succedeva. Era il 1963 o ’64, appunto… e da quel momento La Spezia ha scalato velocemente la più triste classifica che io conosca. Quella degli ammalati e dei decessi per malattie causate dall’inquinamento dell’aria. Tutta colpa di ENEL? Sicuramente no, visto che qui alla Spezia in quanto a inquinamento non ci siamo proprio fatti mancare nulla… Collina di Pitelli compresa. Detto questo… o meglio, ricordato, a chi pare volersene troppo spesso dimenticare… credo che parlare di ENEL non possa avere un senso, se prima di ogni considerazione attuale non si ricordi appunto il passato. Perché in quel passato più o meno remoto insist...