In salita Fossati c’è una scuoletta d’italiano


(Foto di Augusto Licausi con Padre Luigi Carlini)

In salita Fossati c’è una scuoletta d’italiano 
Intervista ad Augusto Licausi di Paolo Luporini 

Augusto Licausi, ragioniere, con un’importante esperienza nello scoutismo, pur lavorando, riuscisti a laurearti in Economia e Commercio e nel tuo lavoro all’Ufficio del Tesoro ricopristi per diversi anni la posizione di "Direttore della Direzione dell'Economia e delle Finanze" prima della Spezia e poi di Genova ed avesti pure incarichi elettivi nel Consiglio Provinciale della Spezia. Quanto dello scoutismo ti porti nello zaino nel tuo impegno quotidiano? 

Beh, insomma, quelli sono stati anni determinanti per la mia scelta di vita. Ecco, il senso del servizio io l'ho tratto dallo scoutismo sicuramente in tutti i modi, nella mia attività successiva. Intanto nella mia vita professionale, nel Ministero del Tesoro e con il rapporto con l'utenza, il rapporto coi colleghi. Ho sempre immaginato di sentirmi al servizio dei nostri amministrati, dei nostri utenti e questo l'ho ritrovato spesso anche in persone di altre realtà lavorative che però avevano questa provenienza scout. Questo spirito di servizio non mi ha mai lasciato, nel bene e nel male, nel senso che la percezione della responsabilità ci era derivato dall’essere stati capi di lupetti, capi di esploratori, essere a vent'anni responsabili di un gruppo di bambini, di 20-25 bambini che le famiglie ci affidavano con una fiducia smisurata in noi ragazzotti di vent'anni, e nel senso di responsabilità di portare per 10 giorni in montagna a fare le vacanze di branco dei lupetti oppure nei campi estivi il reparto scout. È una cosa che ha lasciato il segno: se non si è veramente responsabili, non si regge all'impegno di quell'attività di educatori. Ecco, io lo scoutismo lo ricordo con passione e penso che il metodo scout sia stato veramente un'invenzione geniale di B.P., lord Baden-Powell, vecchio colonnello e lord inglese. Che però aveva delle intuizioni formidabili, a partire da quella per cui lui diceva che in tutte le persone c'è sicuramente un elemento positivo su cui fare leva e su cui basare la costruzione di una persona adulta, matura e responsabile. 


(Squadriglia dell’ASCI SP1) 

Una cosa di cui ti sono e sarò sempre molto grato è la tua educazione al senso critico, al dubbio. 

Sì, questa cosa mi appartiene, ma devo dire che non è del tutto positiva, perché in una vita in cui si colgono gli aspetti positivi ma anche quelli negativi delle cose, per i quali ci sentiamo in dovere di dare il nostro contributo per cambiarle, può essere anche frutto di equivoci, di conflitti. E quindi? Credo che sia indispensabile, specialmente di questi tempi in cui l'omologazione a fare i fatti propri è atroce. Occorre guardare le cose anche dal punto di vista critico per cercare di migliorarle, non per cercare di azzerarle. E questo mi è rimasto dentro, forse mitigato un po' dall'età e dal senso di responsabilità di nonno, per cui non ci si può permettere il lusso di essere negativi, di essere pessimisti, per cui bisogna avere una visione realistica, approfondita, delle realtà complesse, e bisogna accompagnarla con la necessità di dare un appiglio, dei punti sui quali costruire un'educazione positiva e responsabile. 

La tua formazione del carattere ti ha poi portato a continue scelte di servizio? 

Il senso del servizio, dell’impegno, mi ha portato negli anni ad arrivare all'esperienza dell'associazione di volontariato di Missione 2000, che mi è stata suggerita da diverse persone che conosco, a partire da Eloisa Guerrizio, con la quale abbiamo una conoscenza ormai storica, ma anche da Paolo Luporini che era un volontario della mensa. Ecco, la mensa è una delle attività principali, forse si può dire la più importante di Missione 2000, che aveva in realtà degli obiettivi più ampi della semplice offerta di un pasto e di accoglienza alle persone in difficoltà. Fatto sta che già da molti anni frequento come volontario Missione 2000. Diciamo che la mia, ormai, è una esperienza venticinquennale di questa iniziativa che ormai ha più di trent'anni e che è molto radicata nella città di Spezia, essendo l'unica mensa serale che vi si trova. Accompagnata dalla presenza al mattino della Colazione col Sorriso presso i Salesiani di viale Garibaldi e per il pranzo dai frati di Gaggiola, che offrono una mensa solida, ben supportata dai frati francescani, e praticamente sono le solite persone del mattino e del pranzo che poi si ritrovano nella mensa di via Torino 91, all’angolo con via Castelfidardo, la mensa della stazione, sostanzialmente, frequentata da molte persone. Ora prevalentemente sono migranti di origine magrebina, ma ci sono anche spezzini anziani o persone senza dimora, persone che comunque non riescono a sfangarla con la propria pensioncina e che hanno bisogno del supporto alimentare della mensa, ma anche del supporto di una vicinanza, di una presenza dei volontari in tutte le loro necessità, da quelle della ricerca della casa a quella della ricerca del lavoro. Io avevo intercettato, ecco, nella mia esperienza e in quella di questi volontari della mensa, anche l'esigenza del miglioramento della lingua italiana per persone che venivano dall'Africa. Mi riferisco alla cosiddetta Emergenza Nordafrica del 2011, durante la quale avevamo vissuto così la necessità di un nostro supporto nella loro conoscenza dell'italiano, come chiave di volta per poter poi trovare un lavoro e inserirsi nella nostra società. Da lì venne l'idea di costituire una sorta di rete di doposcuola che affiancasse il CPIA, (Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti), che è il centro di formazione per gli adulti del Ministero dell'Istruzione. Opera in via Napoli, qui alla Spezia, per cui, con diversi volontari, molti ex-insegnanti di scuola, ma molti, a partire dal sottoscritto, con nessuna esperienza di insegnamento. Abbiamo pensato di farlo con il sostegno della formazione da parte degli insegnanti del CPIA, con i quali abbiamo costruito un bel rapporto solido di amicizia, di stima, in particolare con il professor Andrea Mordacci. Con tutti gli altri che si sono adoperati in questa avventura, abbiamo aperto in alcuni locali della città, come il centro di ProSpezia Ciàssa Brin o la chiesa cattolica di Nostra Signora della Salute, ma anche la Chiesa avventista di salita Fossati e la Chiesa Battista di via Milano, luoghi dove poter svolgere attività di insegnamento di doposcuola nei confronti degli adulti presenti alla Spezia che, non essendo in possesso dei documenti per poter frequentare il CPIA o comunque non potendolo frequentare anche per altri motivi logistici, si rivolgevano a noi. 

Mi viene alla mente una frase: “Dio ti ha dato una grande sapienza: eri fedele nell’apprenderla, generoso nel donarla.” 

Così abbiamo costruito questi piccoli luoghi di formazione anche in provincia. Per esempio, a Sarzana abbiamo costituito un doposcuola come anche a Bolano. Insomma, si stava consolidando questa esperienza di affiancamento del lavoro del CPIA di preparazione per acquisire il livello A1 o A2 per il riconoscimento della lingua italiana, fondamentale anche per intraprendere un'attività lavorativa o per frequentare i corsi di formazione per poter entrare in cantiere. Insomma, questi ragazzi avevano la necessità dell'apprendimento dell'italiano. Un'esperienza particolarmente bella è stata realizzata presso la Chiesa protestante di via Milano, dove abbiamo aperto un corso riservato esclusivamente alle donne, prevalentemente magrebine e bangladesi, frequentato solo da donne, con insegnanti solo donne, per superare le difficoltà che avrebbero avuto nel frequentare alla presenza di maschi che poteva essere valutata negativamente dalle famiglie, dai mariti, dai familiari maschi di queste persone. Fatto sta che questo incontro di donne con le volontarie era diventato un luogo di festa. Si faceva il tè, le donne portavano i cioccolatini, i biscottini che facevano loro. Una cosa estremamente positiva per queste donne: era la prima volta… la prima esperienza in cui loro uscivano di casa da sole e frequentavano delle attività senza la presenza di un marito, di un padre o di un fratello. 

Però nel 2020, a marzo, iniziarono la pandemia e il lockdown… 

Questa bellissima cosa è stata funestata dall'arrivo del Covid che ha creato molti problemi, anche perché eravamo quasi tutti volontari anziani, qualcuno è anche tornato ai… io li chiamo i verdi pascoli… a causa del COVID, e questa esperienza si è interrotta e quando l'abbiamo ripresa l'abbiamo sperimentata all'interno della struttura del CPIA tramite una disponibilità manifestata dallo SPI CGIL che già aveva un rapporto di sostegno di alcune attività presso il CPIA ed è ricominciata con la preparazione alla formazione di livello A1, quindi un pre-A1 in cui i nostri volontari, preparati seguendo le direttive alla formazione suggerite dagli insegnanti del CPIA, intraprendevano lezioni presso i locali di via Napoli all’interno di un progetto che faceva parte del PNRR. Sono poi stati messi a disposizione del CPIA dei fondi importanti che hanno dato la possibilità di sostituire il nostro lavoro con quello di insegnanti assunti con i fondi del PNRR. Questa è stata un'ottima cosa. Noi siamo contenti di essere sostituiti nel nostro impegno di volontariato dalle istituzioni. Il nostro obiettivo è quello che la società non abbia più bisogno del volontariato, ma si possa basare sull'impegno delle istituzioni. Ecco, io ricordo quando - non mi ricordo chi - nella inaugurazione di una mensa disse: "Benedetto sia il giorno in cui non si festeggerà la costituzione di una mensa ma la sostituzione del volontariato con un servizio delle istituzioni.” 

Il folto gruppo di volontari radunato dallo SPI CGIL però non si è disperso. 

Dopo questa fase, è rimasto un piccolo nucleo di volontari che segue le più disparate necessità relative alle persone migranti. Per esempio, il sostegno ad una donna che cercava di acquisire il titolo di operatrice sociosanitaria, pur con difficoltà nell'apprendimento dell'italiano. Lì ci siamo impegnati facendo una sorta di turnazione nelle lezioni per dare sostegno a questa persona che poi ha conseguito il titolo, adesso è diventata operatrice sociosanitaria e aiuta persone anziane e malate. Quindi è stato un importante ruolo quello svolto da noi volontari come pure nel caso dell'aiuto ad un ragazzo con importanti problematiche di apprendimento che, nonostante l'impegno dei professori del CPIA, non riusciva a progredire. Lo abbiamo sostenuto per fargli acquisire il titolo A2, indispensabile per poter ottenere il ricongiungimento con la propria moglie. Abbiamo aiutato e stiamo aiutando dei ragazzi a prendere la patente di guida, li aiutiamo a tradurre il linguaggio burocratico e incomprensibile dei testi per poter sostenere l'esame. Per la patente si è trattato di tradurre questa neolingua, che è costruita per trasmettere conoscenze e professionalità, con un linguaggio più diretto e più comprensibile. Ecco, noi mettiamo le nostre disponibilità a favore di queste persone in cerca di punti di appoggio, e lo facciamo con l'ospitalità che abbiamo adesso nella struttura della Chiesa Avventista di salita Fossati. Abbiamo acquisito la fiducia dei pastori che si sono succeduti nella guida di questa chiesa, l’ultimo dei quali è un giovane pastore brasiliano che vive a Firenze e che periodicamente viene qui a Spezia, con il quale abbiamo un rapporto proficuo di fiducia e sostegno. 

Quanti siete? 

Siamo circa una decina. Alcuni sono insegnanti in pensione, altri vengono da esperienze di lavoro completamente diverse. Però ci impegniamo in questo lavoro facendo lezione alla sera dal lunedì al giovedì, facendo in modo che tutte le sere il lavoro di ognuno sia collegato con quello del gruppo del giorno successivo per dare continuità alle nostre lezioni. 


Mamma, Nigeria 

Augusto, Aziz ed io. 
“Papà morto, 
sorella morta, 
fratelli, tutti morti. 
Mamma, Nigeria. 
Solo mamma. 
Qui, Augusto, tu mamma. 
Mamma, Nigeria. 
Trova lavoro a Aziz, 
Augusto!” 

“Difficile”. 

“Trova lavoro, 
tu mamma.”. 

(P. Luporini) 


Io, insegnando l'italiano, ho avuto una grande soddisfazione da un ragazzo messicano che era ospite del fratello con famiglia in Italia. Imparò l'italiano con me che parlo spagnolo, per poi frequentare un corso di pasticceria a Genova. Prese il suo attestato e ora lavora a Città del Messico. Lui scrive ora su Facebook: "Non so se sto facendo bene, però sto facendo del mio meglio. Cosa può esserci di meglio che servire sorrisi?". 
Voi cosa potete raccontare? 

Roberto Burgio: Augusto deriva il suo volontariato dai boy-scout, io dai centri sociali, che negli anni Settanta il Comune della Spezia creò come punto di partecipazione dei quartieri ed io mi occupai del doposcuola. Ricordo che un anno, al Favaro, in cui non c’erano molte motivazioni allo studio per i ragazzi, preparai 34 ragazzi all’esame di ammissione alla Scuola Media e in 34 furono promossi. La mia esperienza nella scuola di salita Fossati è per la preparazione di alcuni ragazzi ivoriani che hanno studiato per superare l’esame della patente di guida. Erano già abbastanza bravi con l’italiano ma sono stati guidati nel linguaggio tecnico dei quiz. Ora guidano. Altri stanno studiando e possiamo accoglierne altri. 

Daniele Brogini: Il breve impegno di tempo che ho dedicato alla Amarachi, assieme a Paolo Luporini, a Donatella Ventura, Carla Pieroni ed altri, mi ha dato la possibilità di verificare quali sono i bisogni di persone che si trovano nel nostro paese con difficoltà di lingua e di lavoro. Il mio contributo è stato limitato, ma, da quello che ricordo, la Amarachi era felice di poter avere persone a lei vicine che oltre a darle una formazione avevano a cuore il suo futuro. Il percorso fatto le ha permesso poi di trovare lavoro e questo è stato un bel risultato. 

Carla Pieroni: Io ho seguito anche a casa mia Amarachi che poi ha conseguito il titolo di OSS, lavora con gli anziani, è molto contenta, e ho preparato per la patente due ragazzi ivoriani. È stata una soddisfazione portarli al successo. 

Donatella Ventura: Dopo aver insegnato per quarantaquattro anni, ho sempre pensato che con dei ragazzi con qualsiasi difficoltà si potesse costruire comunque qualcosa di buono. Mi sono rimessa in gioco con il CPIA, sebbene in pensione, e ora, con questo gruppo che è costruttivo, creativo e forte perché legato da stima e da una voglia di fare che difficilmente si trova, questo mi fa sentire vicina, protetta e anche supportata in alcune cose che non capisco. Ci sono progetti su alcuni ragazzi che probabilmente possono avere successo e altri che stentano ad arrivare agli obbiettivi. Abbiamo una ragazzina che vive in un paese della nostra provincia che ha frequentato lo scorso anno e ora ha il problema del trasporto. Stiamo cercando la collaborazione del suo sindaco, dell’ASL, della Pubblica Assistenza, speriamo che riesca a frequentare ancora. Abbiamo una donna ghanese laureata in sociologia che parla un ottimo inglese e perciò abbiamo uno scambio. Io la guido nell’italiano e lei ricambia correggendo il mio inglese. I nostri alunni hanno pure problemi con la casa o alcune visite mediche specialistiche e la comprensione di alcuni documenti che sono poco comprensibili perfino per molti italiani e noi, per quanto possiamo, cerchiamo di aiutarli. Nelle nostre classi capitano ragazzi con livelli diversi di apprendimento e ce ne sono alcuni che devono iniziare dalla sillabazione mentre altri possono procedere con la formulazione delle frasi e noi insegnanti ci dividiamo i compiti per seguirli separatamente. Ci alterniamo nei giorni con il progresso riportato nei quaderni e seguiamo una tabella che procede bene, lavorando insieme. Poi li passeremo al CPIA ai corsi istituzionali. Vorrei aggiungere che in molti casi abbiamo risolto problemi collaterali dei nostri alunni, come nel caso di Amarachi, per la quale abbiamo facilitato il trasferimento del figlio, con problemi cognitivi, in un ambiente che gli è più congeniale. Il coinvolgimento di noi volontari serve, è servito, per risolvere problemi che ne facilitano una migliore integrazione. 

Roberto Burgio: Moltissimi stranieri hanno il primario problema per la casa dal quale poi dipendono tutti gli altri, per una buona integrazione, e questa nostra intervista vorrei che servisse a sensibilizzare chi potrebbe aiutare a risolvere questi problemi essenziali ad aiutare queste persone ad inserirsi completamente nella nostra città e a sentirsi vicina alla popolazione. 

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Chi è Paolo Luporini? 

“Sono spezzino di nascita, figlio di un viareggino e di una vogherese. Si sono conosciuti a Portovenere. Ho vissuto tra i cortili dell’Umbertino, l’oratorio salesiano di via Roma e gli scout, dove mi sono formato nello spirito critico e nel servizio agli altri. Ho studiato Medicina, dopo lo scientifico. Ho lavorato come operaio e impiegato fino alla pensione, e da allora mi sono dedicato soprattutto alla scrittura e da sei anni organizzo eventi culturali con un gruppo di amici insieme ai quali abbiamo portato per primi la Biblioteca Vivente a Spezia. Da mia moglie Joanni ho avuto un figlio che ora ha 24 anni.



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